Un po’ di teoria

Bandler e Grinder non hanno mai prodotto una teoria formale, vale a dire un sistema di ipotesi interconnesse con procedure di verifica supportate da una cornice filosofica e – soprattutto – da un’epistemologia esplicita. E’ ovvio tuttavia che il loro modello contiene un’epistemologia implicita, in base alla quale è stato loro possibile valutare l’efficacia e la congruenza degli schemi operativi proposti. Va detto che in questo non sono stati i soli, fra le varie scuole di psicologia e psicoterapia. Il loro orientamento tuttavia era piuttosto differente.

Una noncuranza intenzionale per la teoria era parte integrante della loro strategia rivolta a configurare un nuovo modo di affrontare l’oggetto della loro ricerca. Nella storia del pensiero scientifico, come ha chiarito l’epistemologo Paul Feyerabend, le fasi di anarchia hanno un ruolo di grande creatività. Arriva però un momento, per ogni teoria sperimentale, in cui fare i conti con i propri presupposti ed esplicitarli diventa un passaggio -oltre che funzionale- comunque inevitabile.
E’ importante infine sottolineare che la PNL per statuto non può che essere un sistema teoretico aperto. Se da un lato il processo di chiarificazione dei presupposti epistemologici e filosofici è ineludibile, dall’altro quella che è “l’attitudine mentale PNL”, come la definisce Bandler, assicura una salutare disponibilità a sbarazzarsi di tutto ciò che in base all’esperienza sul campo “non funziona”.

Il ruolo euristico del concetto di Ecologia

Esiste nella PNL un fondamentale criterio-guida per classificare la validità delle metodologie: è il concetto di Ecologia. Nato agli inizi come criterio di validità soggettivo (quanto una certa scelta o un certo tipo di cambiamento è funzionale per tutti gli aspetti della nostra personalità) si è progressivamente esteso, nella visione sistemica, fino ad includere la totalità delle nostre relazioni col mondo. Le scelte e i cambiamenti vanno quindi messi in prospettiva, come nella morale Kantiana, per garantire la migliore compatibilità fra tutti gli elementi del sistema. Questa nuova visione assicura fra l’altro la definitiva uscita da quella “ossessione per il potere” di cui la PNL è stata a volte accusata nelle sue prime fasi.
La parola chiave della nuova PNL non è il potere ma l’autonomia, intesa come responsabile capacità di azione sistemica in ogni situazione. Proprio perché sistemica, si tratta di un’autonomia che non va contrapposta all’appartenenza, ma anzi può manifestarsi e crescere solo a partire da essa, nella classica dinamica vincoli/opportunità. E’ chiaro perciò che il concetto di Ecologia si applica anche ai presupposti della PNL, funzionando come feed-back euristico per ogni sviluppo teorico e pratico.

Collegamenti e distinzioni

Dopo più di trent’anni di pratica sperimentale siamo tranquillamente in grado di riconoscere diverse connessioni fra la PNL e alcune correnti del pensiero filosofico e scientifico. E’ possibile tracciare collegamenti – oltre che con il Cognitivismo e la Teoria dei Sistemi – con il Costruttivismo, con il Costruzionismo Sociale e con il Pensiero Complesso. Ciò che attualmente differenzia la PNL da scuole psicologiche come il Cognitivismo o le teorie Metacognitive, è l’esplicito ridimensionamento dell’importanza dei modelli computazionali della mente e la peculiare attenzione ai fattori affettivi, emozionali e corporei dei fenomeni cognitivi.
Il linguaggio per la PNL è privilegiato come strumento operativo, ma non come oggetto d’analisi esclusivo. Il modello cognitivo su cui opera la PNL è contemporaneamente mentale e fisico, individuale e collettivo, logico e analogico. Come nel Cognitivismo, e in modo ancor più accentuato dalla visione sistemica, per la PNL noi non siamo passivi ricettori di stimoli dall’ambiente circostante. I processi percettivi non vanno dall’esterno verso l’interno, semmai il contrario, in un operazione continua di “accoppiamento strutturale” fra organismo e ambiente. Questo vale a maggior ragione nelle interazioni fra umani, in cui l’influenzamento reciproco determina una circolarità che fonda la co-costruzione dei significati e delle strutture cognitive. E’ abbastanza naturale considerare il pensiero PNL come una forma di “strutturalismo debole”: abbiamo strutture mentali che ci orientano e motivano, ma si tratta in ogni caso di strutture apprese e installate nell’ambito di esperienze socialmente condivise. Il fatto che si tratti di strutture apprese lascia sempre aperta la possibilità del cambiamento evolutivo.

Sistemi per la produzione di senso

Possiamo intanto affermare che per la PNL l’essere umano – a differenza del computer – è anzitutto un “sistema per la produzione di senso“.
La vita è il nostro continuo processo sistemico di consapevolezza che dà senso alle cose, e quindi le costituisce. Noi “fabbrichiamo senso” nei termini di significato e relazione: ovvero, cosa significa una certa esperienza e cosa noi dobbiamo fare in relazione a ciò. Nelle teorie contemporanee, a questi due elementi sono assegnati pesi diversi. Qualcuna è più una “Teoria per la Comprensione”, qualcun’altra è più una “Teoria per l’Azione”. Per fare un esempio estremo, le teorie riduzioniste che riportano le attitudini e le psicopatologie al DNA forniscono schemi di comprensione ma dicono poco o niente su come sia possibile farci qualcosa.
La PNL si è invece caratterizzata più per l’azione che per la comprensione, anche qui differenziandosi da tanta parte del Cognitivismo. E’ tuttavia interessante notare che qualsiasi teoria per l’azione contiene implicitamente elementi di comprensione, mentre il contrario non è necessariamente vero – come si è visto nell’esempio prima riportato.

Una cornice a tre facce

Per la PNL, la cornice più importante che noi usiamo per comprendere la nostra esperienza è quella che deriva dal modo in cui utilizziamo il nostro sistema sensoriale-rappresentazionale, sia esterno che interno. Quando ci aspettiamo qualcosa dal passato o dal futuro, quindi da qualcosa che non è immediatamente a portata dei nostri sensi, stiamo operando con rappresentazioni interne, siano esse immagini, dialoghi o suoni, sensazioni ed emozioni, persino odori e sapori. Dentro questa cornice, ogni problema psicologico o di comunicazione è visto come derivato dal modo in cui noi organizziamo questo sistema rappresentazionale. Qualsiasi evento traumatico che noi possiamo sentire come limitante è in definitiva “solo” una rappresentazione, così come qualsiasi motivazione che ci spinge ad agire.
Queste rappresentazioni possono essere cambiate. Persino quando scegliamo di lavorare con elementi esperienziali di differente livello logico, come le convinzioni, i valori, i criteri, i concetti di sé, le abilità, questi possono essere considerati nei termini delle rappresentazioni che li costituiscono.

Esiste un corrispettivo linguistico di questa cornice. Anche il modo in cui noi usiamo il linguaggio per descrivere le nostre esperienze è direttamente collegato al modo in cui “creiamo” i nostri stati-problema o i nostri stati-risorsa. La PNL , usando strumenti meta-linguistici elaborati sulla base della grammatica trasformazionale di Chomsky, è in grado di esplicitare i processi linguistici che utilizziamo per creare la nostra realtà, e quindi per rendere possibile il cambiamento attraverso il linguaggio.

Un importante fronte di ricerca per la PNL – ancora relativamente poco esplorato – è quello relativo al ruolo e alla costituzione degli schemi corporei. Sono stati già gettati ponti verso modelli operativi noti per la loro efficacia, come ha fatto R.Dilts con il metodo di Moshe Feldenkrais. Altri contributi potranno arrivare applicando la tradizionale pratica PNL – immersione e codifica – ai diversi modelli operativi corporei di derivazione sia occidentale che orientale.

Rappresentazioni, linguaggio e fisiologia dovrebbero poter essere considerati come tre diverse modellizzazioni di un unico schema neuronale sottostante, che costituisce l’interezza del nostro essere all’esistenza e ci è reso osservabile e accessibile attraverso queste tre modalità. Senza mai dimenticare che si tratta in ogni caso di manifestazioni sistemiche.

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