Lo smart working ai tempi del coronavirus: uno SWOT per decidere bene

Un cambiamento complesso non può essere gestito usando le solite regole. Ciò che serve, oltre a un attento esame di rischi e opportunità, è anzitutto un nuovo modello di leadership

L’impennata dello Smart Working nell’era del Coronavirus

In questo periodo si parla molto di Smart Working, adottato in tutta fretta da molte aziende del nord Italia per consentire la continuazione dei processi. L’arrivo del coronavirus sembra aver dato una sostanziale accelerazione a un processo che comunque era già in atto. L’Italia, che ancora nel 2017 era fanalino di coda in Europa su questo argomento, già nel 2019 era quasi allineata con le medie del nostro continente.
Anche se da noi più che il benessere del collaboratore (37%) pare interessare l’efficientamento e il cost saving (oltre il 48% delle imprese, ricerca IDC per Dell Technologies), è probabile che un’ondata così massiccia come quella provocata dall’emergenza sanitaria segnerà un punto di non-ritorno a favore di un uso sempre più esteso di questa forma di cultura organizzativa.

 

Non è solo una questione organizzativa: i risvolti culturali e di management

Usiamo la parola “cultura” non a caso: infatti questo modo di lavorare ha una connotazione con risvolti sociali e antropologici molto marcati. Anzitutto per i destinatari di questa proposta, che non sempre preferiscono necessariamente starsene a casa piuttosto che in ufficio, che resta comunque un importante luogo di socializzazione. E in secondo luogo perché richiede:

  • Un profondo cambiamento nel modello di management delle risorse umane, da noi ancora molto improntato al controllo diretto del capo sui subalterni, e dove la delega e la fiducia reciproca sono spesso degli optional
  • Una decisa presa di responsabilità proattiva da parte dei collaboratori, in modo da rendere più fluido il processo e facilitare il “salto quantico” del loro capo

Va detto poi che questa “delocalizzazione” del posto di lavoro si intreccia con un altro trend in atto, che è quello della sostituzione del contributo umano con l’intelligenza artificiale. Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne, ricercatori a Oxford, prevedono che nei prossimi vent’anni tutte le professioni definite da processi computabili saranno via via rilevate da algoritmi informatici. E questo aggiunge sfumature di incertezza, perdita di ruolo e altro ancora.

 

Smart Working: uno SWOT prima di cominciare

In generale, adottare una strategia organizzativa che punta sullo smart working richiede sempre un’attenta analisi preliminare: comunque la si pensi, non potrà mai limitarsi alle sole dimensioni di tempi e costi. La matrice SWOT sottostante mostra ad esempio 17 dimensioni da combinare tra loro – assieme ai punti di forza e debolezza relativi ad ogni voce riportata – per avere un quadro abbastanza completo delle strategie necessarie per prevenire le minacce e cogliere le opportunità offerte da una scelta in questa direzione.

La matrice SWOT per lo Smart Working

Il Management intermedio: la Servant Leadership

Ci interessa sottolineare che l’elemento “gestione delle risorse umane” finisce per diventare molto più sfaccettato e “umano” rispetto ai modelli organizzativi più tradizionali – peraltro improntati a loro volta a modelli rispettabili quanto obsoleti, quali il monastero o la caserma. Si evidenzia in particolare il ruolo cruciale del middle management, che finisce per diventare il vero garante della tenuta complessiva dell’organizational mood aziendale. Non c’è praticamente voce, nella matrice sopra riportata, in cui il capo intermedio non abbia influenza – direttamente o indirettamente. E ci chiediamo quanto, in questa importante categoria, sia diffusa la consapevolezza del nuovo ruolo richiesto, che non potrà più essere quello di ottenere i risultati aziendali attraverso le persone utilizzando in modo efficiente ed efficace le risorse aziendali, ma piuttosto quello di “fare di tutto perché i collaboratori possano lavorare al meglio” (V.D’Amato, E.Tosca). Un nuovo concetto di governo, la Servant Leadership, in cui le competenze umane e relazionali avranno sempre più rilevanza, assieme alla congruenza personale e alle capacità di sense making.

Smart working, smart leader

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Articolo a cura di Camillo Sperzagni

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