La verità sul burnout

Un malessere non solo del singolo ma dell’intera organizzazione

Nell’Era della velocità, della tecnologia e dei mutamenti, i crescenti ritmi e carichi lavorativi condizionano inevitabilmente il modo di fare impresa. L’instabilità derivante dalle nuove esigenze del mercato economico e lavorativo può condurre a esiti che ricadono non solo sulla singola persona ma sull’intera struttura organizzativa.
Burnout significa “fulminato”, ad indicare che qualcosa all’interno della persona va in corto circuito disallineandola dal contesto sociale e lavorativo in cui opera. Si tratta di un graduale processo di deterioramento durante il quale la discrepanza tra i bisogni della persona e le richieste lavorative continua ad aumentare.

Nella business mentality domina spesso l’idea che la sindrome del burnout e gli items ad essa collegati siano esclusiva pertinenza del singolo individuo, trascurando i costi finanziari e organizzativi pagati dall’azienda, delle implicazioni sull’ambiente lavorativo.

Profilo sociale del Burnout

Quando all’interno di un’organizzazione una persona si “brucia”, il crescente turnover o l’aumento di assenze per malattia costringe l’azienda a gestire il reinserimento di risorse per supplire o sostituire quelle mancanti, generando disequilibrio e confusione a livello organizzativo, con un impatto misurabile in maniera diretta sul processo produttivo in termini di efficacia, efficienza e produttività.
Le radici del burnout sono sovente da ricercare nell’incapacità dell’azienda di produrre e promuovere valori condivisi e riconosciuti dalle persone che lavorano al suo interno. Operare in un’organizzazione con risorse limitate, insufficienti al soddisfacimento delle richieste degli utenti, può condurre anche la persona più competente e motivata a un esaurimento di energie e risorse con conseguente deterioramento psicofisico, dando luogo a una spirale perversa che, se non spezzata, può portare a costi economici e sociali per la persona e per l’azienda.

Uscire dal problema creando senso alla situazione

Soluzioni? Un ottimo punto di partenza è costituito dall’acquisizione della consapevolezza di sé e dal riconoscimento del proprio valore lavorativo. Attraverso un’analisi strutturata che tenga in considerazione il soggetto e il contesto lavorativo in cui è inserito, le risorse personali a cui attinge, gli scopi verso cui tende è possibile verificare l’allineamento dei valori individuali con quelli dell’azienda, generando un cambiamento che si ripercuote in maniera circolare sul sistema stesso. Partire da un’accurata valutazione dei bisogni dei molteplici settori che compongono l’azienda e dei problemi di natura organizzativa, lavorare per obiettivi e piani coinvolgendo chi si muove al suo interno a vari livelli, consente all’organizzazione di divenire un generatore di benessere per se stessa e per gli individui che la compongono. E’ dimostrato che quanto più le imprese danno rilevanza al “valore aggiunto” che chi opera al loro interno porta, tanto più il loro ROI (Return of investiment) prende una curva verso l’alto.

Integrare e far comunicare in maniera efficace le differenti aree dell’azienda, dipende sempre da una scelta di progettazione organizzativa, che è sinonimo di una mentalità e di una cultura innovativa. Vuol dire creare competenza a un livello superiore, coordinando le possibilità di scambio e di relazione delle diverse parti che compongono il sistema e consentendogli di non percepirsi più come nemici da abbattere, ma come una fonte di scambio, di confronto e di crescita finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni.

Significa avere il coraggio dell’etica, ossia di investire in una forma mentis che evidenzi l’importanza della relazione, una cultura in cui divenga necessario il confronto creativo tra i singoli componenti del sistema e che evolva verso una vera cultura sistemica generatrice di nuovi valori.

di Barbara Lazzarini

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