Le cose noiose non attirano l’attenzione

Dalle neuroscienze gli schemi che servono per fare riunioni
e formazioni che lascino il segno.

Le cose noiose non attirano l’attenzione. E le cose che non attirano l’attenzione scivolano via senza lasciar traccia.
Questo vale per una relazione durante un convegno, per una riunione di team, in un’aula di formazione. Ormai è dimostrato che l’attenzione può ragionevolmente durare circa 10 minuti, dopo i quali inesorabilmente scema, a meno di eventi che la ravvivino.

I messaggi che riescono a destare l’attenzione sono connessi alla memoria, all’interesse, alle emozioni, come spiega John Medina nel libro “Il cervello: istruzioni per l’uso”.

  1. In ogni istante noi facciamo inconsciamente riferimento alle esperienze passate per percepire, interpretare e crearci aspettative su quanto ci accade. Quindi se qualcosa è completamente estraneo a qualunque tipo di evento di cui abbiamo memoria, automaticamente ci metteremo in moto per trovare delle similitudini con episodi che abbiano punti in comune, anche lontanamente, per prevedere cosa accadrà e come comportarci. Questo attiva l’attenzione
  2. In secondo luogo, l’attenzione stimola l’interesse, che stimola l’azione. il nostro cervello analizza costantemente gli eventi per anticipare quelli potenzialmente importanti per prepararsi ad affrontarli. E’ dunque attento a qualunque stimolo insolito o imprevedibile: il “colpo di scena” crea attenzione, che a sua volta stimola l’interesse. Schema peraltro molto noto ai pubblicitari.
  3. Ma il booster di gran lunga più efficace è dato dalle emozioni. Il cervello funziona così: quando rileva un evento emozionalmente carico, l’amigdala rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che funziona come fosse un post-it chimico in cui vi sia scritta “ricordati di questo!”. A quel punto quell’informazione verrà elaborata e memorizzata in modo più efficace rispetto alle altre.

La bravura di un relatore e di un formatore è innanzitutto legata al saper gestire questi meccanismi, riuscendo a stimolare l’attenzione sui temi che ha progettato debbano essere stimolati. Questo  significa che deve porsi (almeno) due domande iniziali:

  • Cosa voglio che i partecipanti pensino/sentano/facciano una volta finito il mio intervento?
  • In che modo posso progettare un copione che sappia stimolare interesse, emozioni, attenzione?

Ora sapete come valutare un relatore o un formatore, e sapete anche quali sono gli elementi che voi stessi potete migliorare nelle vostre performance.

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