Storytelling: più caos c’è, più le storie contano

C’è un’abitudine che nessun algoritmo ha saputo rimpiazzare: raccontare. Nell’era dell’intelligenza artificiale e del rumore globale, lo storytelling rimane l’unico strumento che trasforma il caos in direzione

Storytelling

Dall’epica alla tradizione dei cantastorie, ogni periodo storico ha avuto la necessità di inserirsi in una dimensione narrativa. Parlare di sé, delle proprie esperienze e condividere quelle di altri è nel vivere quotidiano: è un modo di usare il tempo.
I libri, i film, il teatro, le serie, i social, le piattaforme, la pubblicità, l’arte, le canzoni sono i mezzi che le storie usano per arrivare a noi.

Siamo spettatori, fruitori e spesso narratori: siamo nel “traffico” come automobili. Richiamati dal suono di mille clacson che ci fanno guardare a destra quell’articolo di giornale, a sinistra quel romanzo appena pubblicato, di fronte a noi una serie TV passante sulle strisce pedonali. Dentro nella storia che viviamo, spettatori delle storie degli altri. Oggi quel traffico si è moltiplicato.

Ai libri, ai film, alle serie si è aggiunto un nuovo protagonista: l‘intelligenza artificiale generativa, che produce contenuti a una velocità e in una quantità che nessun essere umano potrebbe eguagliare. Il risultato? Più rumore, più clacson, più incroci. E una domanda sempre più urgente: in questo caos, quale storia vale la pena ascoltare? Quale vale la pena raccontare?

 

Gli storyteller sono come vigili urbani: dirigono il traffico creando direzioni oltre il caos

In questa dimensione, la categoria dei narratori “titolati” è trasversale e quasi infinita. Scrittori, artisti, giornalisti, formatori, autori si affannano a ribadire la necessità del racconto come se fosse davvero necessario. Ma lo è davvero?

Gli storyteller, nel traffico delle storie, sono come vigili urbani che agli incroci cercano di dirigere automobili, camion, autobus, motociclette, bici, pedoni e monopattini. Già, perché le storie, hanno anche un compito non dichiarato, oltre all’intrattenimento: la regolazione. Nel traffico caotico dei nostri tempi aspettiamo all’incrocio le indicazioni del vigile: il fischio che ci dia il via libera per andare, procedere nella nostra direzione, guardandoci intorno per capire a chi dare la precedenza e quando passare in sicurezza.

Quale vigile-storia può darci indicazioni attendibili? Cosa stanno facendo gli altri intorno a noi: la bici, la moto, il pedone?

Lo storytelling serve a riconoscersi in una narrazione collettiva, e questo è uno dei motivi per cui oggi è studiato e praticato. In realtà, lo storytelling è una parola alla moda che descrive una cosa vecchia come il mondo. I cosiddetti “regolatori del traffico” nascono insieme al traffico, perché l’esigenza di raccontare e di farsi raccontare si alimentano con la vita stessa.

E qui sta il paradosso interessante del nostro tempo: mentre le macchine imparano a costruire storie tecnicamente ineccepibili, il valore di una storia autentica — imperfetta, incarnata, vissuta — cresce in modo esponenziale. L’AI può scrivere una trama, ma non può scegliere quale storia vale la pena di essere raccontata perché rispecchia qualcosa di vero. Questo resta territorio umano. Anzi: è diventato il nostro vantaggio competitivo più prezioso.

 

Quando il traffico impazzisce, tutti cercano una direzione

Oggi il trafficoè impazzito. Viviamo in un’epoca in cui guerre, crisi geopolitiche, polarizzazioni politiche e accelerazione tecnologica producono un rumore di fondo costante, una dissonanza che rende sempre più difficile trovare una direzione condivisa. Le parole dei leader suonano spesso incomprensibili o inaffidabili. Le notizie si contraddicono. I valori sembrano evaporare prima ancora di consolidarsi.

In questo scenario, il bisogno di una storia in cui riconoscersi non è un lusso culturale: è un bisogno primario. Le neuroscienze ci dicono che il cervello umano, di fronte all’incertezza, cerca automaticamente una narrativa coerente — un filo che colleghi passato, presente e futuro. Lo storytelling non è mai stato così urgente come adesso, proprio perché il caos non è mai stato così visibile.

Senza un racconto comune le aziende non crescono, le squadre non vincono, le famiglie semplicemente non sono

Storytelling è costruire un racconto in cui riconoscersi, che ci restituisca il senso quando ci sembra di averlo smarrito e, soprattutto, che crei condivisione. Senza racconto comune le aziende non crescono, le squadre non vincono, le famiglie semplicemente non sono.

Quali sono gli ingredienti che non devono mancare quando si costruisce uno storytelling?

  • La scelta di un contesto ampio che faccia da sfondo alla narrazione
  • Una finalità di lungo periodo, che sia sufficientemente ambiziosa da essere aggregante e motivante per le storie personali
  • Il collegamento con una missione e una visione, che aprono a scenari futuri migliorativi non solo per se stessi ma anche per la collettività
  • Una serie di ostacoli e di sfide, che rendono il racconto avvincente e fanno emozionare

Il traffico può andare in tilt, ma è solo un momento: poi basta un fischio, un semaforo, si lascia passare qualcuno e si torna a procedere piano. Una storia nuova è pronta per regolare, divertirci e farci riconoscere ancora: magari verso una direzione comune.

 

Qual è il tuo racconto personale?

Ognuno di noi è immerso nel traffico e, in qualche momento, si è fermato a un incrocio e ha aspettato un segnale.

Ma c’è una domanda che vale la pena fermarsi a fare: qual è la storia che stai raccontando di te stesso? Non quella che metti sui social, non quella che dici ai clienti o ai colleghi. Quella più vera, che racconti a te stesso la mattina prima di alzarti.

Spesso non ci accorgiamo che siamo noi i primi narratori inaffidabili della nostra vita, in cui raccontiamo una versione di noi costruita sulle aspettative degli altri, sulle ferite del passato, sui ruoli che ci siamo cuciti addosso nel tempo. Eppure, cambiare storia è possibile (anzi, a volte è vitale). Perché la storia che racconti su di te orienta le tue scelte, plasma le tue relazioni, definisce il tuo futuro.

Quale storia stai scegliendo di raccontare? E soprattutto: è davvero la tua?

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