Storytelling: una vecchia meravigliosa abitudine
C’è un’abitudine che l’essere umano non ha perso nello scorrere del tempo: raccontare. Lo Storytelling è come un vigile urbano, che regola il traffico e indica la direzione
Dall’epica alla tradizione dei cantastorie, ogni periodo storico ha avuto la necessità di inserirsi in una dimensione narrativa. Parlare di sé, delle proprie esperienze e condividere quelle di altri è nel vivere quotidiano: è un modo di usare il tempo.
I libri, i film, il teatro, le serie, i social, le piattaforme, la pubblicità, l’arte, le canzoni sono i mezzi che le storie usano per arrivare a noi.
Siamo spettatori, fruitori e spesso narratori: siamo nel “traffico” come automobili. Richiamati dal suono di mille clacson che ci fanno guardare a destra quell’articolo di giornale, a sinistra quel romanzo appena pubblicato, di fronte a noi una serie TV passante sulle strisce pedonali. Dentro nella storia che viviamo, spettatori delle storie degli altri.
Gli storyteller sono come vigili urbani: dirigono il traffico creando direzioni oltre il caos
In questa dimensione, la categoria dei narratori “titolati” è trasversale e quasi infinita. Scrittori, artisti, giornalisti, formatori, autori si affannano a ribadire la necessità del racconto come se fosse davvero necessario. Ma lo è davvero?
Gli storyteller, nel traffico delle storie, sono come vigili urbani che agli incroci cercano di dirigere automobili, camion, autobus, motociclette, bici, pedoni e monopattini. Già, perché le storie, hanno anche un compito non dichiarato, oltre all’intrattenimento: la regolazione. Nel traffico caotico dei nostri tempi aspettiamo all’incrocio le indicazioni del vigile: il fischio che ci dia il via libera per andare, procedere nella nostra direzione, guardandoci intorno per capire a chi dare la precedenza e quando passare in sicurezza.
Quale vigile-storia può darci indicazioni attendibili? Cosa stanno facendo gli altri intorno a noi: la bici, la moto, il pedone?
Lo storytelling serve a riconoscersi in una narrazione collettiva, e questo è uno dei motivi per cui oggi è studiato e praticato. In realtà, lo storytelling è una parola alla moda che descrive una cosa vecchia come il mondo. I cosiddetti “regolatori del traffico” nascono insieme al traffico, perché l’esigenza di raccontare e di farsi raccontare si alimentano con la vita stessa.
Senza un racconto comune le aziende non crescono, le squadre non vincono, le famiglie semplicemente non sono
Storytelling è costruire un racconto in cui riconoscersi, che ci restituisca il senso quando ci sembra di averlo smarrito e, soprattutto, che crei condivisione. Senza racconto comune le aziende non crescono, le squadre non vincono, le famiglie semplicemente non sono.
Quali sono gli ingredienti che non devono mancare quando si costruisce uno storytelling?
- La scelta di un contesto ampio che faccia da sfondo alla narrazione
- Una finalità di lungo periodo, che sia sufficientemente ambiziosa da essere aggregante e motivante per le storie personali
- Il collegamento con una missione e una visione, che aprono a scenari futuri migliorativi non solo per se stessi ma anche per la collettività
- Una serie di ostacoli e di sfide, che rendono il racconto avvincente e fanno emozionare
Il traffico può andare in tilt, ma è solo un momento: poi basta un fischio, un semaforo, si lascia passare qualcuno e si torna a procedere piano. Una storia nuova è pronta per regolare, divertirci e farci riconoscere ancora: magari verso una direzione comune.