Counseling: una risposta professionale al caos del nostro tempo

Counseling in Italia: regolamentazione, formazione e opportunità professionali. Tutto quello che devi sapere se stai pensando di diventare counselor. Con un’intervista al presidente CNCP.

Counseling

Quante volte ti è capitato di trovarti davanti a una scelta importante e di sentirti, paradossalmente, solo? Hai informazioni, opinioni degli altri, magari anche consigli non richiesti. Ma quello che ti manca è uno spazio vero dove fermarti, ascoltarti, capire cosa vuoi davvero e cosa fare per raggiungerlo. Non ti servono soluzioni preconfezionate, ma ti serve chiarezza, orientamento, in altre parole qualcuno che ti aiuti a vedere meglio (non che decida per te).

Viviamo in un tempo attraversato da instabilità, polarizzazioni, conflitti, accelerazioni tecnologiche e incertezze identitarie. Le persone sono chiamate a decidere molto e in fretta, spesso in solitudine, con pochi spazi reali di ascolto e riflessione. In questo scenario cresce la domanda di soluzioni, ma cresce ancora di più un bisogno meno visibile: quello di orientamento, senso e consapevolezza. È in questo spazio che il counseling trova oggi la sua collocazione: non come tecnica di “riparazione” né come risposta rapida al disagio, ma come spazio strutturato di autoconsapevolezza, da cui può nascere apprendimento ed evoluzione personale. Perché il counseling non dice alle persone cosa fare, ma crea le condizioni perché possano comprendere come funzionano, come leggono la realtà, quali schemi relazionali mettono in atto e come possono muoversi con maggiore responsabilità nelle scelte che compiono.

Cos’è il counseling e cosa non è

 

Partiamo da un’ambiguità linguistica: in italiano non c’è una parola che possa tradurlo fedelmente. Ecco perché il termine counseling viene spesso confuso con la consulenza, o il “dare consigli”. In realtà, mentre la consulenza si fonda sull’indicazione prescrittiva dell’esperto, il counseling lavora all’opposto sull’ascolto e sulla costruzione di consapevolezza e autonomia. 

Come avviene?

Il setting è simile a quello delle altre professioni d’aiuto: si tratta di un percorso di colloqui strutturati, delimitato nel tempo, e si svolge in uno spazio protetto e riservato, in presenza o online. Durante il counseling la persona porta una situazione di difficoltà, di passaggio o di scelta. Il counselor non prescrive soluzioni (così come farebbe un consulente), ma accompagna la persona con domande e tecniche a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a riconoscere risorse e schemi ricorrenti, e a costruire in autonomia direzioni possibili.
Il percorso non è indefinito: ha un inizio, un focus condiviso e una conclusione. Perché opera nei passaggi della vita, quando qualcosa cambia, si interrompe, si complica o chiede di essere riorientato.

Una professione con una cornice chiara (anche se poco conosciuta)

 

In Italia il counseling rientra tra le professioni disciplinate dalla Legge 4/2013, che regola le cosiddette professioni non organizzate in ordini. Cosa significa in concreto? A differenza di  professioni come medici, avvocati o psicologi, il counseling non ha un albo obbligatorio. La qualità è garantita dalle associazioni professionali riconosciute dal Ministero, come il CNCP (Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti), che presidiano gli standard formativi e rappresentano la categoria.

Il vantaggio? Maggiore flessibilità, competitività e responsività ai bisogni del mercato. Il rischio? Percorsi improvvisati. Per questo scegliere una scuola riconosciuta da un’associazione seria fa tutta la differenza. Il CNCP definisce standard rigorosi, vigila sulla formazione e rilascia ai propri iscritti l’Attestato di qualità e qualificazione professionale dei servizi previsto dalla legge. Consulta la normativa qui 

Trent’anni di counseling in Italia: la voce di Marco Deriu
Intervista di Angiola Bellu al Presidente CNCP

Per comprendere davvero l’evoluzione e il senso del counseling oggi, è utile ascoltare chi questa professione l’ha vista nascere e crescere. Una nostra counselor giornalista, Angiola Bellu, ha intervistato Marco Deriu, rieletto presidente del CNCP. Ne è emerso un racconto che intreccia storia, responsabilità e visione.

 

Il counseling: una scelta di futuro

Trent’anni fa il counseling in Italia era poco più di un’intuizione.
Oggi è una professione riconosciuta, strutturata, con scuole, standard e un codice etico preciso. A raccontarlo è Marco Deriu, presidente del CNCP — Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti.
Parla con la calma di chi conosce la strada, con il ritmo di chi sa che è on the road.

Presidente, come vive questa riconferma?
‘Come una riconferma dentro una storia che non è mia, ma nostra. Il CNCP nasce da un sogno collettivo: dare forma e voce a una professione che per anni è cresciuta quasi in sordina. Oggi abbiamo una responsabilità: custodire trent’anni di lavoro e prepararne i prossimi trenta.’

Trent’anni: è una storia lunga per una professione giovane. Come li riassumerebbe?
‘All’inizio eravamo pionieri. C’era l’idea forte che l’ascolto potesse essere una competenza professionale, non solo umana. Poi sono arrivati gli anni della formazione, delle scuole, dei primi congressi. Il passo decisivo è stato il riconoscimento con la Legge 4 del 2013, che ha dato una cornice chiara alle professioni non organizzate in ordini. Da lì il counseling ha potuto dire: esistiamo, abbiamo regole, abbiamo identità.’

E oggi, cosa significa essere counselor professionisti?
‘Vuol dire essersi formati con serietà, partendo da una laurea triennale e da un percorso di almeno 800 ore di tirocinio, corso di studi triennale con docenti qualificati, supervisione e un lavoro personale su di sé. Il counselor è un professionista della relazione, capace di accompagnare le persone nei momenti di cambiamento.
Non cura, non prescrive, ma fa una cosa più difficile: accende consapevolezza. Il counseling non ti aggiusta, ti rimette in moto.’

Il CNCP è la casa di questi professionisti. Che cosa rappresenta, davvero?
‘Rappresenta la nostra carta d’identità collettiva. Il CNCP tutela la qualità, garantisce trasparenza, promuove cultura. Chi è iscritto aderisce a un codice deontologico, partecipa a una formazione continua e riceve un attestato di qualità e qualificazione professionale. È un marchio di fiducia: per il professionista e per chi si affida a lui.’

In questi anni cos’è cambiato nella percezione pubblica del counseling?
‘Tanto.
All’inizio eravamo fraintesi, spesso confusi con altre professioni. Oggi il pubblico ha capito che il counseling è una professione autonoma e distinta. La vita non è una malattia da curare. È un cammino da abitare. E noi lavoriamo lì: nello spazio tra difficoltà e possibilità.’

Quali sfide vede per il futuro della professione?
‘Due.
La prima è continuare a elevare gli standard formativi, perché la libertà che la legge 4 ci dà va sostenuta con competenza e serietà. La seconda è costruire cultura: far capire che il counseling è una forma di presenza, non di potere. Serve meno improvvisazione, più formazione.
Meno protagonismo, più comunità.’

E le scuole?
‘Le scuole sono il cuore di tutto. Sono i nostri laboratori di crescita.
Formano professionisti ma anche cittadini consapevoli. Le scuole – come Modelli di Comunicazione di Milano – iscritte al CNCP, portano avanti questo modello: formazione rigorosa, supervisione costante, etica chiara. Chi oggi sceglie una scuola accreditata sceglie di far parte di una rete, non di un’isola.’

Un ultimo messaggio per chi si sta formando, per chi è già counselor, per chi ci sta pensando?
‘A chi studia, dico: amate la fatica. È la vostra migliore alleata. A chi è già counselor: fate rete, condividete, alzate l’asticella. A chi ci sta pensando: non cercate un mestiere facile, ma una vocazione vera. Il counseling è una scelta di futuro. E la cosa più bella è che, mentre impari ad accompagnare gli altri, impari a camminare meglio anche tu.’

Counseling, coaching, psicoterapia: perché non sono la stessa cosa

 

Pur lavorando tutte nella relazione d’aiuto, queste professioni hanno finalità e confini diversi.

Psicoterapia: lavora sul disagio psicologico e sulla sofferenza clinica, con obiettivi di cura. È una professione sanitaria che interviene quando c’è un sintomo, un blocco emotivo profondo, un trauma da elaborare. Esempio: attacchi di panico ricorrenti, depressione, disturbi d’ansia strutturati.

Coaching: è orientato al raggiungimento di obiettivi di performance specifici attraverso un focus importante sul goal setting e sul processo a tappe per raggiungerli. Esempio: vuoi lanciare un’azienda, migliorare le performance di lavoro, prepararti a una sfida professionale concreta.

Counseling: accompagna le persone nei passaggi di vita, nelle scelte e nelle crisi evolutive, favorendo l’autoconsapevolezza e l’attivazione delle proprie risorse. Esempio: stai attraversando una separazione, un cambio di carriera, una crisi di senso. Funzioni, ma non sai più dove stai andando né chi vuoi essere.

Per approfondire le definizioni ufficiali e i confini professionali, puoi consultare la pagina dedicata sul sito del CNCP: https://www.cncp.it/definizioni/

Scegliere una scuola di counseling: cosa guardare davvero

  • La scuola è riconosciuta da un’associazione di categoria come il CNCP?
  • Il percorso prevede un monte ore adeguato (3 anni e almeno 770 ore tra aula e tirocinio) e supervisione continuativa?
  • È previsto un lavoro personale su di sé durante la formazione?
  • Il modello teorico/operativo è chiaro, coerente e ben definito?
  • I docenti sono professionisti formati e con esperienza di counseling sul campo?

Percorso Counseling riconosciuto CNCP

modelli di comunicazione - scuola di PNL sistemica
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